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terme de la procédure d'entraide, ne saurait non plus être considérée comme
d'emblée exclue pour des motifs liés à l'insuffisance des garanties procé-
durales offertes dans l'Etat requérant.

7. Au vu de ce qui précède, l'ordonnance querellée doit être annulée et la
saisie conservatoire du compte n° 1 ouvert au nom de la banque A. SA au-
près de la banque B. SA doit être maintenue afin d'assurer, le cas échéant,
l'exécution d'une demande d'entraide tendant à la remise des fonds saisis,
notamment dans l'hypothèse où la procédure introduite par le Ministère
public paraguayen devait aboutir à une décision exécutoire de confiscation
(cf. art. 74 a al. 3 EIMP). A cet effet, le dossier est renvoyé au juge d'in-
struction afin qu'une nouvelle décision soit prise dans le sens des considé-
rants du présent arrêt (art. 61 al. 1 PA, applicable par renvoi de l'art. 30
let. b LTPF).

8.
Le compte bancaire litigieux fait l'objet d'une mesure de saisie conserva-
toire depuis le 14 octobre 2002. Compte tenu entre autres de la complexité
de l'affaire, cette durée n'est pas propre à porter atteinte à la garantie de la
propriété (art. 26 Cst.) ou au principe de célérité ancré à l'art. 29 al. 1 Cst.
(cf. ATF 126 II 462 consid. 5e p. 470/471 concernant une saisie datant de
plus de quinze ans). L'OFJ se tient au surplus régulièrement informé de
l'avancement de la procédure conduite au Paraguay.



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18. Estratto della sentenza della II Corte dei reclami penali nella causa A.
contro Ministero pubblico del Cantone Ticino del 10 luglio 2007
(RR.2007.69)


Assistenza internazionale in materia penale all'Italia; consegna di mezzi di prova;
legittimazione a ricorrere.


Art. 74, 80 h AIMP

La qualità di persona contro cui è diretto il procedimento all'estero non confe-
risce di per sé la facoltà di ricorrere contro una misura di assistenza giudiziaria
internazionale. Tale diritto è riconosciuto all'indagato all'estero solo quando
egli è toccato in maniera diretta dalla misura d'assistenza, per esempio laddove
viene direttamente sottoposto ad un interrogatorio o ad una perquisizione




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rogatoriali. La trasmissione di documenti già in possesso dell'autorità rogata a
seguito di un pregresso procedimento interno tocca invece solo indirettamente
l'amministrato, il quale risulta per questo motivo carente di legittimazione a
ricorrere. È ammessa un'eccezione a questa regola se nei verbali sono contem-
plate specifiche informazioni su conti bancari intestati personalmente al ricor-
rente e nella misura in cui la loro trasmissione potrebbe essere equiparata a
una trasmissione di documenti concernenti la relazione bancaria (consid. 1.6.3).



Internationale Rechtshilfe in Strafsachen an Italien; Herausgabe von Beweismit-
teln; Beschwerdelegitimation.


Art. 74, 80 h IRSG

Der im Ausland Beschuldigte ist nicht per se zur Beschwerde gegen eine inter-
nationale Rechtshilfemassnahme legitimiert. Dieses Recht wird dem im Aus-
land Beschuldigten nur zugestanden, wenn er durch die Rechtshilfemassnahme
direkt betroffen ist, z.B. wenn er selber rechtshilfeweise einvernommen werden
oder sich einer Durchsuchung unterziehen soll. Die Übermittlung von sich
bereits im Besitz der ersuchten Behörde befindenden Unterlagen im Anschluss
an ein früheres internes Verfahren berührt den Betroffenen dagegen nur indi-
rekt, weshalb ihm die Beschwerdelegitimation abgeht. Sind in den Protokollen
spezifische Informationen zu auf den Beschwerdeführer lautenden Bankkonten
enthalten, wird eine Ausnahme von dieser Regel in dem Masse zugelassen, als
die Übermittlung dieser Informationen der Herausgabe von Bankunterlagen
gleichkäme (E. 1.6.3).



Entraide internationale en matière pénale à l'Italie; remise de moyens de preuve;
qualité pour recourir.


Art. 74, 80 h EIMP

La qualité de personne visée par la procédure pénale étrangère ne confère pas
en soi la faculté de recourir contre une mesure d'entraide judiciaire internatio-
nale. Un tel droit est reconnu à cette personne seulement lorsqu'elle est touchée
de manière directe par la mesure d'entraide, par exemple lorsqu'elle doit être
soumise, en vertu de la commission rogatoire, à un interrogatoire ou à une
perquisition. La transmission de documents obtenus dans le cadre d'une procé-
dure interne et qui sont, partant, déjà en possession de l'autorité d'exécution
touche seulement de manière indirecte l'administré, lequel n'est donc pas légi-
timé à recourir. Une exception est admise à cette règle s'agissant de procès-
verbaux, lorsque ceux-ci contiennent des informations sur les comptes bancai-
res du recourant dans la mesure où leur transmission reviendrait à une trans-
mission de documentation bancaire (consid. 1.6.3).





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Riassunto dei fatti:

Il 23 novembre 2005 l'Ufficio del Giudice di pace di Pisa ha presentato alla
Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 3 luglio 2006,
nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B. per titolo
di sottrazione di cose comuni (art. 627 CP italiano). Con decisione di chiu-
sura del 4 aprile 2007 il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha accolto la
rogatoria, autorizzando, tra l'altro, la trasmissione all'autorità richiedente di
due verbali di interrogatorio di A. esperiti nel quadro di un procedimento
penale precedentemente aperto in Svizzera. Il 7 maggio 2007 A. ha impu-
gnato presso la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale la
decisione in questione, postulandone in sostanza l'annullamento.

La II Corte dei reclami penali ha dichiarato inammissibile il ricorso.


Dai considerandi:

1.5 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di
consegna di mezzi di prova secondo l'art. 74 AIMP, resa dall'autorità can-
tonale di esecuzione. Trattandosi di un'impugnativa rivolta contro una deci-
sione finale, essa ha effetto sospensivo ope legis (art. 80 l AIMP). I requisiti
di ammissibilità di cui agli art. 80 k, così come 80 e cpv. 1 in relazione con
l'art. 25 AIMP, sono pacificamente dati.

1.6 La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione
a ricorrere dell'insorgente giusta l'art. 80 h AIMP. In base a quest'ultima
disposizione, oltre all'Ufficio federale di giustizia (art. 80 h lett. a AIMP), ha
diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente e direttamente da una
misura d'assistenza giudiziaria e ha un interesse degno di protezione
all'annullamento o alla modifica della stessa (art. 80 h lett. b AIMP; v. anche
l'art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto il
procedimento penale all'estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei
predetti articoli di legge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che
nell'OAIMP. Per essere considerato personalmente e direttamente toccato
da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve
avere un legame sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 123
II 161
consid. 1 d/aa). L'interesse da cui rampolla la qualità per agire può
essere giuridico o fattuale. Esso non deve necessariamente corrispondere a
quello tutelato dalla norma invocata. È necessario però che il ricorrente sia



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toccato più di altri, rispettivamente del collettivo degli amministrati, in un
interesse importante, risultante dalla sua posizione per rapporto all'oggetto
della contestazione. Un interesse degno di protezione esiste allorquando la
situazione di fatto o di diritto del ricorrente può essere influenzata dall'esito
della causa: occorre che un eventuale accoglimento del ricorso gli procuri
un vantaggio di natura economica, materiale oppure ideale. Il ricorso propo-
sto soltanto nell'interesse della legge oppure di un terzo non è ammissibile
(DTF 126 II 258 consid. 2d; 125 II 356 consid. 3b/aa; 124 II 409 con-
sid. 1 e/bb, 499 3b pag. 504; 123 II 115 consid. 2a). Più concretamente, nel
caso di una richiesta d'informazioni su un conto bancario è considerato
personalmente e direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9 a lett. a
OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domici-
liari questa qualità spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9 a lett. b
OAIMP), rispettivamente nell'ambito di misure concernenti un veicolo a
motore al detentore dello stesso (v. art. 9 a lett. c OAIMP). In via giurispru-
denziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere compete
alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione,
sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-
sid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 con-
sid. 1b), mentre gli interessati toccati solo in maniera indiretta, come ad
esempio il mero avente diritto economico di un conto bancario, non possono
impugnare tali provvedimenti (DTF 122 II 130 consid. 2b e rinvii). Per lo
stesso motivo, nel caso di documenti in possesso di terzi, soltanto questi
ultimi in quanto loro possessori possono contestare il sequestro degli stessi,
anche se i documenti in questione concernono un'altra persona contro la
quale è pendente un procedimento penale estero (DTF 123 II 161 con-
sid. 1d; 116 Ib 106 consid. 2a; sentenza TPF RR.2007.17 del 30 aprile 2007,
consid. 1.6). La legittimazione a impugnare la trasmissione di verbali d'in-
terrogatorio spetta, di massima, unicamente al teste sottoposto direttamente
alla misura coercitiva e solo nella misura in cui è chiamato a fornire infor-
mazioni che lo concernono personalmente o che si prevale del suo diritto di
non testimoniare (DTF 126 II 258 consid. 2d/bb; 122 II 130 consid. 2b;
121 II 459; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale
en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 308, pag. 350 e n. 310, pag. 355 e
seg.). Un terzo, per contro, non è legittimato a contestare la consegna di un
verbale d'audizione allo Stato richiedente neppure quando le affermazioni
contenutevi lo tocchino personalmente. È ammessa un'eccezione a questa
prassi solo per il titolare del conto oggetto della domanda di assistenza e
solo in quanto le informazioni contenute nel verbale possano essere equipa-
rate a una trasmissione di documenti concernenti la relazione e il titolare


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sarebbe stato, in tal caso, legittimato a impugnarne la trasmissione
(DTF 124 II 180 consid. 2; sentenza 1A.282/2005 del 30 aprile 2007, con-
sid. 2.3.1; sentenza 1A.141/1998 del 9 febbraio 1999 consid. 2a, apparsa in:
Rep 1999 pag. 123).

1.6.1 Nella fattispecie, giova rilevare che i verbali d'interrogatorio oggetto
della decisione impugnata sono tutti stati acquisiti esclusivamente nell'am-
bito di un procedimento penale svizzero, segnatamente nella procedura
aperta dal Ministero pubblico ticinese per l'ipotesi di appropriazione indebi-
ta, truffa e falsità in documenti in relazione alla gestione e/o amministrazio-
ne di averi dell'eredità C., e non in seguito ad una commissione rogatoria. In
quell'occasione il ricorrente non è stato interrogato nel quadro di una pro-
cedura di assistenza giudiziaria internazionale, ma come indagato in una
procedura penale nazionale. I verbali litigiosi sono entrati pertanto in pos-
sesso dell'autorità rogata a prescindere dalla rogatoria in quanto tale, per cui
non possono essere considerati il prodotto di un provvedimento coercitivo ai
sensi dell'art. 64 AIMP (v. sentenza 1A.243/2006 del 4 gennaio 2007, con-
sid. 1.2; sentenza TPF RR.2007.17 del 30 aprile 2007, consid. 1.6.2).

1.6.2 Da questo fatto deriverebbe, a mente dell'UFG con riferimento a due
sentenze non pubblicate del Tribunale federale del 9 dicembre 2005 nelle
cause 1A.186/2005 e 1A.187/2005, la carenza di legittimazione ricorsuale
di A., nella misura in cui tali verbali d'audizione andrebbero considerati
semplicemente come documenti acquisiti presso un terzo, il quale sarebbe
l'unico a poter dare il proprio consenso alla loro stessa trasmissione. Il ri-
corrente contesta questa tesi sostenendo che la giurisprudenza andrebbe in
opposta direzione laddove verrebbe affermato che una persona interrogata
nell'ambito di un procedimento penale svizzero su fatti in stretta relazione
con la fattispecie oggetto della rogatoria dovrebbe essere legittimata ad
opporsi alla trasmissione dei verbali dell'autorità estera (v. sentenza
1A.91/2005 del 15 luglio 2005, nonché 1A.236/2004 dell'11 febbraio 2005).
A sostegno di questa tesi il ricorrente invoca anche norme costituzionali
quali il diritto alla parità ed equità di trattamento giusta l'art. 29 cpv. 1
Cost., la protezione dall'arbitrio e la tutela della buona fede giusta
l'art. 9 Cost. nonché la protezione della sfera privata giusta l'art. 13 Cost.
Egli afferma altresì in sede di replica che non essendo stato informato in
occasione dei suoi interrogatori in Svizzera riguardo all'eventualità che i
suoi verbali di interrogatorio avrebbero potuto essere un giorno trasmessi
all'autorità giudiziaria italiana, questi non possono essere considerati alla
stregua di un qualsiasi documento in possesso di terzi come pretende



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l'UFG. L'estrazione di copie di verbali dall'incarto ticinese dovrebbe in
ogni caso rispettare la procedura prevista all'art. 27 del Codice di procedura
penale ticinese (CPP/TI) in ambito di ispezione degli atti a garanzia della
segretezza del procedimento.

1.6.3 Nella giurisprudenza citata dall'UFG il Tribunale federale ha esplici-
tamente distinto la posizione del testimone obbligato a rispondere in un
interrogatorio rogatoriale - in quanto tale legittimato a ricorrere nella misura
in cui sia chiamato a fornire informazioni che lo concernono personalmente
o si prevalga del suo diritto di non testimoniare (v. DTF 130 II 162 con-
sid. 1.1 pag. 164; 121 II 459 consid. 2c pag. 461) ­ da quella del testimone
interrogato in un procedimento interno. In quest'ultimo caso la persona
interrogata è stata giudicata toccata in maniera solamente indiretta dalla
misura di assistenza che chiedeva l'accesso al verbale contenuto negli atti
della procedura svizzera. Il verbale d'interrogatorio è stato infatti considera-
to dal Tribunale federale come un qualsiasi documento in possesso di terzi,
a prescindere dal fatto che esso non sia stato personalmente steso dal verba-
lizzato (v. le sopraccitate sentenze nelle cause 1A.186/2005 e 1A.187/2005,
entrambe al consid. 1.3.3). Certo nella giurisprudenza in questione si tratta-
va di verbali di interrogatorio di un teste, rispettivamente di una persona
chiamata a dare informazioni (Auskunftsperson), e non di un prevenuto
come nel presente caso. Ciononostante non vi è ragione per fare un sostan-
ziale distinguo fra queste situazioni visto che si tratta comunque di persone
meramente interrogate in una procedura nazionale e non sottoposte ad un
provvedimento coercitivo ex art. 63 e seg. AIMP. Il semplice fatto che
l'esame dei verbali in questione potrebbe avere delle conseguenze pregiudi-
zievoli per il ricorrente nella procedura penale italiana, non costituisce un
motivo che giustifichi di riconoscergli la legittimazione (sentenza
1A.44/2004 del 22 aprile 2004, consid. 1.3.3). La qualità di persona contro
cui è diretto il procedimento all'estero (art. 21 cpv. 3 AIMP) non conferisce
di per sé la facoltà di ricorrere (DTF 116 Ib 106 consid. 2a). Questo diritto è
infatti riconosciuto all'indagato all'estero solo quando egli è toccato in
maniera diretta dalla misura d'assistenza, per esempio laddove viene diret-
tamente
sottoposto ad un interrogatorio o ad una perquisizione rogatoriali.
La trasmissione di documenti già in possesso dell'autorità rogata a seguito
di un pregresso procedimento interno tocca invece solo indirettamente
l'insorgente, il quale risulta per questo motivo carente di legittimazione ex
art. 80 h AIMP. Vi sarebbe eccezionalmente ragione per ammettere la sua
legittimazione ricorsuale se nei verbali fossero contemplate specifiche in-
formazioni su conti bancari intestati personalmente al ricorrente e nella


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misura in cui la loro trasmissione potrebbe essere equiparata a una trasmis-
sione di documenti concernenti la relazione bancaria (sentenza TPF
RR.2007.46 del 4 giugno 2007, consid. 1.6.2 e rinvii). Sennonché negli
interrogatori in questione non sono contenuti riferimenti a conti bancari del
ricorrente, bensì informazioni finanziarie relative ad altre persone nonché ad
altre società facenti capo al Gruppo H. per le quali egli certo disponeva di
diritto di firma, ma non per questo è legittimato a ricorrere a titolo indivi-
duale nel loro esclusivo interesse (v. sentenza TPF RR.2007.52 del 13 giu-
gno 2007, consid. 2.2).

1.6.4 Non fa ostacolo a questa soluzione nemmeno la sentenza del 15 luglio
2005 nella causa 1A.91/2005, visto che in quell'ambito il Tribunale federale
aveva sì ammesso la legittimazione ricorsuale dell'insorgente, interrogato in
Svizzera in qualità di indagato in una procedura interna (v. consid. 1.3), ma
in quel caso si trattava di una procedura aperta il 5 giugno 2003 in sequela
di tutta una serie di misure rogatoriali all'Italia che avevano preso avvio con
una prima commissione rogatoria italiana del 23 aprile 1997, per cui il filo-
ne svizzero dell'inchiesta presentava dall'inizio una diretta connessione con
quello italiano e le relative rogatorie di cui costituiva la naturale conseguen-
za. Stesso discorso per la fattispecie giudicata dal Tribunale federale nella
causa 1A.236/2004 dell'11 febbraio 2005, dove l'inchiesta svizzera e quella
spagnola ivi in oggetto, erano avanzate praticamente da subito in maniera
parallela, e la gran parte degli interrogatori dell'insorgente erano comunque
susseguenti alla commissione rogatoria della Spagna. Nel caso qui esamina-
to invece la rogatoria litigiosa è chiaramente posteriore all'avvio del proce-
dimento svizzero, rispettivamente agli interrogatori del ricorrente in Ticino,
per cui non è in alcun modo possibile mettere in relazione diretta quest'ulti-
mo interrogatorio con una precedente procedura di assistenza internaziona-
le. In tale circostanza non è nemmeno ravvisabile un'eventuale elusione
delle regole dell'assistenza.

1.6.5 In merito alle censure di natura costituzionale e procedurale mosse dal
ricorrente alla sopraccitata giurisprudenza, va anzitutto rilevato che l'autori-
tà inquirente ticinese non ha mai affermato che i verbali in questione non
avrebbero potuto venire trasmessi all'autorità italiana in via rogatoriale, né
un'affermazione del genere sarebbe stata del resto compatibile con gli im-
pegni assunti dalla Svizzera nei confronti dell'Italia ratificando gli accordi
internazionali citati al consid. 1.3 [publicato solo in internet], della cui esi-
stenza il ricorrente, regolarmente patrocinato durante gli interrogatori, non
poteva non essere a conoscenza. L'asserita violazione del principio della



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buona fede è dunque priva di qualsiasi fondamento e non merita ulteriore
disamina (sui requisiti del principio della buona fede v. DTF 124 II 473
consid. 2c; 117 Ia 285 consid. 2; GERARD PIQUEREZ, Traité de procédure
pénale suisse, 2a ed., Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 49 n. 355, pag. 234).
Stesso discorso vale per il fugace richiamo al divieto dell'arbitrio, a soste-
gno del quale il ricorrente non apporta per altro alcuna motivazione.

1.6.6 Altrettanto infondata è la pretesa disparità di trattamento per rapporto
ad una persona direttamente sottoposta ad un interrogatorio rogatoriale,
visto che alla luce delle argomentazioni esposte sopra emerge come il diver-
so regime ricorsuale si fonda su di una precisa base legale, ovvero sugli
art. 64 e 80 h lett. b AIMP, e si giustifica proprio in considerazione del fatto
che il verbale in questione non è stato ottenuto in applicazione di una misu-
ra coercitiva di origine rogatoriale. Le due situazioni sono dunque diverse e
come tali, richiamata anche la dottrina e la giurisprudenza in merito
all'art. 8 cpv. 1 Cost., vanno trattate in maniera diversa (v. REGINA KIENER/
WALTER KÄLIN, Grundrechte, Berna 2007, pag. 347 e segg.; JÖRG PAUL
MÜLLER, Grundrechte in der Schweiz, 3a ed., Berna 1999, pag. 397 e
segg.), per cui la denunciata violazione dell'art. 29 cpv. 1 Cost. cade a priori
nel vuoto.

1.6.7 Infine per quanto concerne la pretesa violazione dell'art. 13 Cost. e
della segretezza del procedimento, occorre premettere che l'ispezione degli
atti disciplinata all'art. 27 CPP/TI non concerne le richieste rogatoriali, le
quali sono rette dalla AIMP in quanto lex specialis. Uno degli scopi di tali
normative specifiche in ambito di assistenza internazionale è quello di pon-
derare in maniera equilibrata da un lato la protezione della sfera privata
giusta l'art. 13 Cost. e dall'altro il diritto/dovere dello Stato di collaborare
con le autorità estere nel perseguimento dei reati e nell'accertamento della
verità materiale in questo stesso ambito. La limitazione di questo diritto
fondamentale si fonda dunque su una base legale ed è giustificata da un
interesse pubblico (art. 36 cpv. 1 e 2 Cost.). È inoltre indubbio che una
simile restrizione lascia intatto il nucleo intangibile del diritto fondamentale
giusta l'art. 36 cpv. 4 Cost. Resta per tanto da analizzare la questione della
proporzionalità ai sensi dell'art. 36 cpv. 3 Cost. (v. MARKUS SCHEFER, Die
Beeinträchtigung von Grundrechten. Zur Dogmatik von Art. 36 BV, Berna
2006, pag. 82 e segg.). A questo proposito va ribadito che nella misura in
cui i verbali litigiosi dovessero ad esempio contenere delle specifiche in-
formazioni relative ad un conto bancario, le quali fossero in sostanza equi-
parabili ad una trasmissione di documentazione bancaria, la legittimazione a


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ricorrere del titolare del conto sarebbe comunque data nei termini definiti
dalla giurisprudenza nella sentenza TPF RR.2007.48 del 4 giugno 2007,
consid. 1.6 e 1.6.2. Nel caso concreto invece i verbali litigiosi non conten-
gono informazioni su conti bancari di cui il ricorrente è titolare, ma dichia-
razioni sulla sua attività in quanto amministratore di società riconducibili a
C. o comunque al Gruppo G., con le relative informazioni finanziarie su
quest'ultime nonché su altre persone. Le dichiarazioni in questione concer-
no certamente la sfera privata del ricorrente (v. DTF 126 I 7; 119 Ia 99
consid. 2b; ANDREAS AUER/GIORGIO MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,
Droit constitutionnel suisse, vol. II, Les droits fondamentaux, 2a ed., Berna
2006, pag. 186), ma sono state rese nell'ambito di una procedura penale
svizzera, nel rispetto di tutte le garanzie procedurali esistenti. La regolare
verbalizzazione di queste dichiarazioni costituisce un atto mediante il quale
lo Stato si appropria di determinate informazioni, le quali pur restando ri-
servate e non accessibili a chiunque in maniera indiscriminata, sono utiliz-
zabili da parte dell'autorità penale nelle modalità previste dalla legge. Una
di queste forme di utilizzo è proprio quella dell'assistenza giudiziaria inter-
nazionale. A questo proposito sia l'UFG che l'autorità d'esecuzione verifi-
cano già di per sé d'ufficio l'esistenza o meno dei presupposti legali
dell'assistenza (v. art. 78 e segg. AIMP), la quale mette in gioco le relazio-
ni fra Stato e Stato (v. DTF 127 II 104 consid. 3d pag. 109). La possibilità
di ricorrere contro le decisioni in questo ambito sono state esplicitamente
limitate dal legislatore per aumentare l'efficacia della procedura di assisten-
za. Una maggiore e precisa circoscrizione della legittimazione a ricorrere
risponde del resto alla ancora recentemente confermata volontà da parte di
quest'ultimo di accelerare le procedure di assistenza (v. ad es. Boll. Uff.
2004 CN pag. 1601 e segg., 2005 CSt. pag. 126 e segg., CN pag. 644 e
segg.; in relazione alla penultima riforma v. già FF 1995 III pag. 11; ZIM-
MERMANN, op. cit., n. 65 e segg., pag. 68 e segg., n. 306, pag. 347 e seg.;
PAOLO BERNASCONI, Rogatorie penali italo-svizzere, Milano 1997,
pag. 316). In questo senso appare proporzionato per rapporto all'interesse
pubblico ad una solidale e più efficace lotta internazionale alla delinquenza,
e quindi costituzionalmente corretto anche alla luce dell'art. 36 cpv. 3 Cost.,
restringere le possibilità di ricorso nei mirati termini previsti dalla giuri-
sprudenza qui sopra illustrata.

1.6.8 Ne consegue che il ricorso va dichiarato inammissibile per carenza di
legittimazione a ricorrere.





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